I TUOI ITINERARI SALVATI (0)

Petra: un incontro, una storia

Una città che non smette di suscitare profonde emozioni

Giunti a Wadi Musa, si nota subito che la città misteriosa è raggiungibile attraverso il siq che si presenta come una straordinaria opera d’arte. La visione di Petra, che un tempo fu città di culto e di grande importanza commerciale, non cessa di destare profonda emozione. Si avanza nel siq nella penombra di una gola dal tracciato sinuoso e fiancheggiata da magnifiche rocce così vicine e così alte che dal basso si può avere in ogni momento la sensazione che debbano a un certo punto congiungersi. Improvvisamente, dopo circa un chilometro e mezzo, un raggio verticale di luce lascia indovinare un monumento: è “Al Khazneh” (casa del tesoro). Colonne, capitelli, frontoni ornati da bassorilievi, fregi, nicchie, statue, il tutto sormontato da una elegante urna circolare.

In questa urna gli arabi un tempo credevano ci fosse un tesoro e perciò come riferiscono i viaggiatori del XIX secolo “ogni qualvolta passano nel burrone, si arrestano un istante, armano il fucile, prendono di mira l’urna e si sforzano di spezzarne qualche frammento al fine di poterla abbattere ed estrarne il tesoro”. Tuttora non è chiara la natura di questo monumento: secondo alcuni si tratta di un tempio, secondo altri è una tomba, a conferma di un dilemma rituale ancora irrisolto.

Superando questo straordinario monumento oggi, deviando verso ovest, si sale verso i luoghi sacri, antichi santuari a cielo aperto che dominano la città per raggiungere l’ara di Abramo. La salita è dolce e il percorso splendido con colori e luci sempre diverse. L’aria leggera e frizzante tipica di questa altitudine (circa 1000 metri) non rende affatto faticoso il cammino ma, al contrario, lo rende agevole per tutti. Il percorso si snoda sul tracciato originale: si tratta dunque di un percorso cerimoniale e processionale usato dai Nabatei e ancor prima dalle popolazioni edomite quando si accingevano al rito sacrificale che rinnovava il legame tra gli uomini e le divinità. Questa zona sacra strappata alla roccia comprende il cortile, l’altare, la tavola sacrificale, il bacino per le abluzioni e la cavità per le libagioni.

Giunti in prossimità dell’ara di Abramo, che è di fatto l’ara meglio conservata dell’epoca biblica, ci si trova d’improvviso accanto ai due obelischi celebrativi scolpiti dalla stessa roccia in un unico blocco. Qui si gode un panorama molto bello sull’intera città. Riscendendo lungo un diverso versante si oltrepassa una successione incredibile di monumenti conosciuti come il Monumento del Leone, il Tempio Giardino, la Tomba del Soldato Romano e l’adiacente Triclinium, la Tomba Rinascimento e la Tomba del Frontone Spezzato. Giunti nella vallata si prosegue verso sinistra lungo le mura di meridione fino a giungere al Qasr el Bint o fortezza del faraone, unico imponente monumento rettangolare non scolpito nella roccia. Orientandosi verso il siq si ammirano altri splendidi monumenti quali la Porta di Temenos e il monumento ai Leoni Alati e percorrendo la Strada delle Colonne di epoca romana, si scoprono i resti del Ninfeo e del Mercato Traiano. Poi la zona delle Tombe Reali iniziando dal Triclinium Casa dei Dorotei. Nei pressi si trovano la Tomba Carminia, la Tomba di Sesto Fiorentino, la Tomba Palazzo, la Tomba Corinzia, la Tomba Seta, la Tomba dell’Urna e la Strada delle Facciate con il teatro romano. E infine la Tomba di Uneishu.

Giunti al piccolo museo ricavato in una grotta si può andare verso la Tomba Incompiuta e il Colombarium, che si trovano nelle immediate vicinanze, e volendo si può proseguire a dorso di cammello per la Tomba di Aronne, lasciando alle spalle il Jebel el Habis sul quale rimangono i resti della fortezza crociata omonima. Superando quindi le alture di Jebel el Biyara e seguendo il corso del Wadi el Thughra si giunge al Monumento della Serpe, rettile che nelle tradizioni nabatee simboleggia l’eternità. Infine, al termine di un lungo e faticoso percorso a tratti anche in salita, aiutati nello sforzo dall’infaticabile cammello si arriva alla Tomba di Aronne, fratello del profeta Mosè. Siamo a 1350 metri, sulla sommità del monte più alto della regione, il Jebel Harun identificato come il biblico monte Hor. La tradizione indica che questa piccola moschea bianca, costruita sui resti di una chiesa; sovrasta un’antica cisterna nabatea e segna il luogo dove è appunto sepolto Aronne, profeta degli Ebrei, dei Cristiani e dei Musulmani, capostipite del sacerdozio ereditario per comando di Dio. Quindi nemmeno Aronne, l’uomo della pace, entrerà nella Terra Promessa: riposerà invece sulla cima di questo monte nella pace eterna di un luogo sacro per tutte le genti.

Abbiamo lasciato per ultimo el Deir, conosciuto come il “Monastero” e scolpito a 1060 metri di altezza. Il percorso a scalini è piacevole e si snoda attraversando un territorio di rara bellezza. Intorno si scorgono porte e archi grandiosi e molte costruzioni che sembrano poter essere identificate come templi dove si dovevano praticare misteriose religioni esoteriche. L’impressione non è del tutto errata. Certamente nell’antica Petra, come abbiamo visto, i templi non mancavano anche perché pochi luoghi come questo, fra deserti a perdita d’occhio e montagne a precipizio, potevano suggerire agli uomini l’idea di arcane divinità. In realtà molte di queste favolose costruzioni, tutte ricavate da un sapiente lavoro di scavo e di intarsio in una roccia delicata e friabile sotto certi aspetti simile alla creta, sono sontuose residenze tombali destinate a sovrani e ricchi mercanti. Anche il Monastero sembra essere dunque la residenza tombale di Rabel II che risale al I sec. d.C. anche se le dimensioni piuttosto ragguardevoli (la costruzione è la più grande di Petra) fanno piuttosto pensare ad un tempio. Infatti l’imponente monumento-scultura, ricavato dalla roccia solida secondo il più puro stile nabateo, esprime la solennità e la grandiosità dei più importanti templi della storia dedicati alle divinità più venerate. Da questa altura la vista su Wadi Araba è superba e i colori più puri si sommano a realizzare una tavolozza di rara intensità.