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Garage Museum of Contemporary Art

Blog - Garage Museum

Il Museo di Arte Contemporanea all’interno dello storico Gorky Park

Il Garage Museum for Contemporary Art di Dasha Zhukova, moglie dell’oligarca russo Roman Abramovich noto ai più come proprietario e presidente del Chelsea Football Club, ha aperto il 12 giugno nello storico Gorky Park, il silente parco dei misteri e delle ombre nel clima siderale sovietico trasformato in una delizia per le famiglie, oasi di relax dalla vita estrema di una capitale cosmopolita che viaggia sempre a mille. Situato in un padiglione dell’epoca sovietica trasformato dall’architetto olandese Rem Koolhaas, all’interno propone tra l’altro una «Infinity Room» di Yayoi Kusama. Un’altra installazione dell’86enne artista giapponese, «Ascension of Polka Dots on trees», sarà visibile nel parco moscovita. «Il Garage negli ultimi tempi ha puntato molto sulle mostre più partecipative, spiega Kate Fowle, curatore capo del Garage, e la Kusama va in questa direzione. È un’immersione psicologica ed emotiva nel suo lavoro».

L’artista ultra-ottantenne, precursore della pop art, del minimalismo e dell’arte femminista, vive da decenni per sua scelta in una clinica psichiatrica. Nel 2012 la maison Louis Vuitton la chiamò per realizzare un’intera linea di accessori basata sui suoi “punti” ossessivi. Ma non fu la sua prima esperienza nel mainstream della cultura pop. Nel 1993 Peter Gabriel volle collaborare con lei per il video di “Lovetown” brano tratto dalla colonna sonora di “Philadelphia”. Lontana da ogni corrente artistica, Kusama ha prodotto opere e installazioni in cui i suoi sogni e i suoi incubi trasfigurano in una dimensione magnifica, dall’appeal infantile, proprio grazie all’uso dei pois.

Yayoi Kusama, classe 1929, è nata nel tradizionalissimo e, insieme, modernissimo Giappone, di cui è riuscita a sconvolgere lo stereotipo a suon di pois, che hanno invaso poi tutti il mondo. La sua è un’arte provocatoria, in cui si sente l’eco della rigidità della sua educazione famigliare, del rigore formale dell’arte tradizionale giapponese, della ripetitività dei lavori delle imprese tessili durante la seconda guerra mondiale e della sua personalità turbolenta. Colori psichedelici, pattern ripetitivi, performance provocatorie e installazioni d’impatto: Yayoi ha precorso e influenzato il femminismo e il minimalismo. È la più importante artista giapponese vivente e la sua arte d’avanguardia, tuttora, gira tra la Tate Modern di Londra, il Withney Museum di New York, Parigi, Madrid e altro ancora, raccontando la folle vita di una donna capace di cambiare il modo di vedere la realtà con l’arte.

Koolhaas ha trasformato Vremena Goda, storico, immenso ristorante costruito durante il regime Soviet, con oltre mille posti a sedere, nella nuova sede del Garage, la terza dal 2008, tutte con un notevole pedigree architettonico. Koolhaas ha ottimizzato lo spazio di Vremena Goda rivestendo la struttura di cemento armato con una pelle continua di pannelli di policarbonato alveolare traslucido (appositamente ottimizzati e realizzati dall’italiana Dott. Gallina srl di La Loggia, Torino) e installando quasi tutti gli impianti tecnici nell’intercapedine tra i due materiali. Anton Belov, direttore del museo, spiega che gli elementi decorativi rimasti dell’era sovietica («piastrelle, mosaici e mattoni»), sono stati restaurati da un team italiano.

Nell’atrio i visitatori trovano una serie di opere su commissione (a partire dalla prima opera di grandi dimensioni a Mosca del pioniere della Sots Art sovietica degli anni ’60 Erik Bulatov) accostate al mosaico «d’autunno» del padiglione, l’unica porzione superstite delle Quattro Stagioni o «Vremena Goda». Un’opera di Louise Bourgeois in prestito dalla fondazione dell’artista sarà installata in settembre. L’artista Rashid Johnson, nato a Chicago, è impegnato su un lavoro la cui consegna è prevista per marzo 2016. Johnson ha avuto accesso agli archivi russi, tra cui quello di una biennale in Africa dell’era sovietica. Fowle sottolinea il fatto che il Garage offrirà la prima opportunità ad artisti internazionali di realizzare in Russia grandi opere site-specific. Il Garage Museum of Contemporary Art intende essere un luogo dedicato alle persone, all’arte e alla creazione di storia.

Per celebrare l’apertura sono stati allestiti cinque grandi progetti: mostre interattive di Yayoi Kusama (1929, Matsumoto, Giappone) e Rirkrit Tiravanija (Artista Thailandese, nato a Buenos Aires nel 1961) con Julius Koller (1939, Bratislava, Cecoslovacchia); la prima edizione della Garage Atrium Commission di Erik Bulatov (1933, Sverdlorsk, URSS); e un’installazione site-specific di Katharina Grosse (1961, Freiburg, Germania) al Garage Pavilion.

Il Garage possiede anche un archivio e ospita la prima biblioteca pubblica russa di arte contemporanea. «L’archivio è la più grande raccolta al mondo dedicata allo studio delle dinamiche che caratterizzarono l’arte russa dalla metà degli anni ’50 in avanti, afferma Belov, secondo il quale «il Garage ha modificato radicalmente il paesaggio culturale russo». Il museo, finanziato privatamente dalla Iris Foundation di proprietà della Zhukova, finora è riuscito a evitare di entrare in collisione con la nuova politica conservatrice e moralista della burocrazia governativa e degli attivisti della chiesa ortodossa russa, che protestano contro la sovvenzione pubblica di arte ritenuta offensiva. Visti i recenti eventi nel paese, il Garage potrebbe sembrare allineata con la tendenza dominante della politica russa. Kate Fowle, ex presidente del Master per curatori del California College of the Arts di San Francisco e poi curatore dell’Ullens Center for Contemporary Art di Pechino, ha infatti dichiarato che i commentatori occidentali spesso pensano, erroneamente, che in un paese come la Russia gli artisti debbano per forza contestare la situazione politica. E rivendica invece che «l’arte è un canale per esplorare temi politici e sociali in modo originale e impossibile con altri strumenti. Non penso che la sua funzione sia di cambiare la politica, e sarebbe ingenuo, ma si può creare uno spazio aperto alla discussione, dove si possa dare voce alle diverse prospettive di tutti».