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Kamiyama: progetto Green Valley

Blog - Kamiyama

Kamiyama è una città nel distretto di Myozai, nella prefettura di Tokushima, sull’isola di Shikoku (Giappone). A prima vista somiglia a un qualsiasi altro paesino del Giappone, nonostante vanti una fra le 100 cascate più belle del paese, le cascate Amagoi, un albero di Ginko di circa 500 anni di età e il Tempio Arianna-ji, uno degli 88 siti sul percorso di pellegrinaggio di Shikoku.

Parliamo comunque di un luogo isolato dal quale molti abitanti sono fuggiti per cercare fortuna a Tokyo (come accade spesso nelle piccole cittadine rurali). Ma a ben vedere questo paese sulla montagna di Shikoku, ha qualcosa di diverso. Rispetto a tutte le altre piccole comunità del paese, Kamiyama sta cercando di invertire il trend demografico negativo, inventandosi uno “spopolamento creativo”. L’intento è quello di accogliere soltanto ragazzi giovani con idee creative e stanchi della monotonia delle grandi città.

Il progetto è promosso dalla “Green Valley”, un’associazione no-profit fondata nel 1992 la cui missione è quella di risolvere i problemi regionali con arte e cultura e ricostruire una comunità indipendente dal punto di vista economico grazie alla forza e la saggezza del popolo locale e delle persone che s’incontrano qui da tutto il Giappone e il mondo. L’obiettivo? Trasformare questo anonimo angolo di Shikoku in un luogo emozionante e creativo. La mente di questo straordinario progetto è Shinya Ominami, un giovane laureato in ingegneria a Stanford e originario della zona.

“Non c’è modo di fermare la tendenza allo spopolamento”, ha ammesso il giovane in un’intervista al Washington Post: “Così abbiamo voluto concentrarci sulla qualità della popolazione, cercando in tutti i modi di portare ragazzi giovani e sviluppare diversi tipi di lavoro”. E così nel villaggio sono spuntati locali prima sconosciuti, come un bistrot francese gestito da un ex dipendente della Apple, una bottega di scarpe fatte a mano, una torrefazione biologica e molto altro.
Un luogo al passo con i tempi, senza avere il solito scenario a cui siamo spesso abituati in città: al posto dei grattacieli ci sono gli alberi di cedro e l’unico inquinamento acustico proviene dagli uccelli.

Sumita, un ragazzo che da Tokyo si è trasferito a Kamiyama, ha confessato: “A Tokyo vivevo in un condominio ma non conoscevo nessuno dei vicini di casa, e al lavoro era la stessa cosa. Ero impiegato in un ufficio enorme con altri colleghi, senza sapere nulla di loro”. Ora Sumita vive in una kominka, una casa rurale, e ha rapporti con tutti gli altri abitanti della comunità. Gestisce un piccolo albergo per ospitare i turisti che vanno a vedere come si lavora a Kamiyama. “Nel mio lavoro ho sempre bisogno di trovare nuove idee e mi sento molto più creativo qui, circondato da ragazzi e persone sempre diverse. È molto più stimolante.”

I punti saldi del progetto “Green Valley” sono i seguenti:

  • Supporto per ospitare gli artisti
  • Supporto per i visitatori a medio e lungo termine
  • Fornire informazioni circa il Giappone (in particolare Shikoku)
  • Stimolare l’economia locale e incoraggiare lo sviluppo culturale
  • Trovare soluzioni per problemi rurali e fungere da esempio per altre regioni a seguire
  • Migliorare le condizioni di vita locale e l’ambiente circostante

 Fra i programmi principali, di notevole interesse è sicuramente il “Kamiyama – artista in residenza” (KAIR). Questo è un progetto indipendente, organizzato da volontari che condividono il desiderio di sviluppare arte e cultura nella città di Kamiyama. Il programma è stato istituito nel 1999 per fornire artisti selezionati con la possibilità di vivere la vita cittadina giapponese e avere l’opportunità di lavorare insieme a persone locali su progetti, appunto, artistici. Ogni anno per due mesi da settembre a novembre, tre artisti sono invitati in questa cittadina. Durante il loro soggiorno, creano opere d’arte che vengono visualizzate in una mostra tenuta all’inizio di novembre. Gli artisti che prendono parte al progetto possono anche tenere seminari, creare eventi culturali o istituire classi di studio. L’interazione e lo spirito di reciproca collaborazione tra artisti e gente del posto è ciò che rende il programma KAIR davvero unico e speciale.

Tutte le età, sesso, nazionalità, livelli di istruzione e occupazioni sono invitate a partecipare. Tutto ciò che serve è essere convinti delle proprie capacità di cambiare il mondo in meglio e un atteggiamento di “provare e vedere”.