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Otaji Nenbutsu-ji, il tempio dei 1200 volti

Giappone - Tempio 1200 Volti

Alla scoperta di uno dei templi sconosciuti di Kyoto

“La ricerca dell’Illuminazione Celeste” è una delle tante ragioni che spinge molti stranieri a visitare Kyoto. Migliaia di turisti si spostano ogni giorno da un tempio all’altro per contemplare le bellezze della parte più antica della città, magari nella speranza di perdersi in un profondo momento di meditazione. È indiscutibile che a Kyoto ci siano innumerevoli luoghi sacri, tra templi e giardini zen, che ispirano un senso di spiritualità e invogliano a meditare, ma se siete seriamente determinati a immergervi in un luogo circondato da un’intensa atmosfera mistica, lontano dalla confusione e dai tanti visitatori, dovreste prendere in considerazione di avventurarvi nel tempio Otagi Nenbutsu-ji nel quartiere di Arashiyama, la zona Ovest di Kyoto.

Pacificamente adagiato fra il verde delle montagne, l’Otagi Nenbutsu-ji potrebbe darvi inizialmente un senso di disagio perché vi troverete circondati da 1200 facce che vi osservano. Non parliamo ovviamente di esseri viventi ma di statue in pietra conosciute come rakan, ovvero i discepoli di Buddha. Costruito nella seconda metà dell’VIII secolo nel distretto di Otagi (la parte centrale dell’attuale Kyoto) per ordine dell’imperatore Shotoku (718-770) all’inizio del periodo Heian (794-1192), gli edifici del tempio vennero spazzati via dalla piena del fiume Kamo. Il tempio fu ricostruito poi da Senkan Naigu (918-984), sacerdote della setta Tendai, e divenne parte del tempio di Enryaku-ji sul monte Hiei. Nel 1922, il tempio fu trasferito ad Arashiyama, al fine di preservare i suoi edifici. Qui il tempio ha potuto godere anni di tranquillità fino al 1950, quando un violento tifone spazzò via metà della costruzione. A causa di queste catastrofiche calamità naturali, l’Otagi Nenbutsu-ji si guadagnò la fama di essere uno dei templi più sfortunati del Giappone. Ed è proprio per scongiurare eventuali future disgrazie che fu deciso di riempire l’intero tempio con le statue dei rakan.

All’inizio degli anni ’80, centinaia di giapponesi furono istruiti nell’arte della scultura delle statue di pietra dall’ormai defunto Kōchō Nishimura, scultore giapponese di grande fama e sommo sacerdote del tempio. Ed è solo dagli anni ’90 che più di un migliaio di queste statue decorano il tempio. È facile perdere la cognizione del tempo fra questi volti ricoperti dal muschio: ci sono rakan intenti a recitare sutra, c’è un rakan pugile con il volto pestato da qualche combattimento, c’è una rakan adulto che legge una favola a un rakan bambino, alcuni giocano con i gatti, altri imbracciano strumenti musicali e altri ancora schiacciano un pisolino.
Insomma, a prescindere dall’azione raffigurata dai rakan, non si può certo negare che non stiano adempiendo al loro compito, ossia quello di sorvegliare e proteggere il tempio. Infatti sembrerebbe che dalla loro comparsa nel luogo ad oggi nessun cataclisma o altra disgrazia si sia abbattuta su questo luogo mistico, rimasto ancora quasi sconosciuto alle guide turistiche.

Informazioni utili su come raggiungere il tempio:

A circa 1 ora dalla stazione JR di Kyoto alla fermata del bus Otagi-dera-mae da Kyoto Bus n ° 72.
A circa 1 ora dalla stazione ferroviaria Keihan Sanjo alla fermata dell’autobus Otagi-dera-mae da Kyoto Bus n ° 62.

Orari di ingresso:

8:00-17:00 (ingresso consentito fino alle ore 16:45)