I TUOI ITINERARI SALVATI (0)
Blog - Ernesto Guevara

Storia di un’icona della rivoluzione

Il 9 ottobre 1967 moriva in Bolivia Ernesto Che Guevara. Ufficialmente Ernesto Guevara de la Serna nacque a Rosario, in Argentina, il 14 giugno 1928, da un’abbiente famiglia borghese. Ma secondo un’amica della madre sarebbe nato un mese prima, il 14 maggio, quando i genitori non erano ancora sposati. La data di nascita fu falsificata nei documenti ufficiali per evitare quello che allora sarebbe sembrato uno scandalo, e cioè che il Che fosse nato fuori dal matrimonio.

Nonostante soffrisse d’asma, male che costringerà i Guevara a trasferirsi a Córdoba e che lo affliggerà tutta la vita, si dedicò allo sport, specialmente al rugby (militò per un breve periodo anche nel San Isidro) e con ottimi risultati. In questo contesto acquisì il soprannome “Fuser”, contrazione di “Furibondo Serna”, suo tipico grido quando partiva all’attacco.

Altra passione giovanile furono gli scacchi, gioco insegnatogli dal padre. Dall’età di 12 anni partecipò a diversi tornei locali. Durante l’adolescenza si appassionò alla poesia, specialmente a quella di Pablo Neruda. Come molti sudamericani della sua estrazione sociale e culturale, nel corso degli anni Guevara scrisse diverse poesie. Era un lettore vorace ed eclettico, con interessi che variavano dai classici dell’avventura di Jack London, Jules Verne ed Emilio Salgari ai saggi di Sigmund Freud e Carl Gustav Jung e ai trattati filosofici di Bertrand Russell. Nonostante l’educazione borghese, i suoi amici erano i ragazzi delle baraccopoli di Córdoba e l’esempio che lo attirava di più era il Mahatma Gandhi, sebbene Guevara non credesse che il privilegio potesse essere distrutto senza violenza.

Nella tarda adolescenza si appassionò alla fotografia. Anni dopo, avrebbe fotografato i siti archeologici visitati nei suoi viaggi. Studiò dal 1941 nel Colegio Nacional Deán Funes e nel 1948 si iscrisse all’Università di Buenos Aires per studiare medicina: dopo diverse interruzioni, si laureò il 12 luglio 1953. Anche per questa ragione, quando nel 1956 partì per Cuba insieme a un gruppo di rivoluzionari, nei piani di questi ultimi Guevara doveva essere presente appunto in qualità di medico.

Nel 1951 Guevara prese un anno di pausa dai propri studi per viaggiare insieme all’amico Alberto Granado – “Mi Al” – attraverso l’America Latina. Il viaggio si svolse a bordo di una motocicletta, la Norton 500 M18, ribattezzata da Granado La Poderosa II.  La loro idea era di passare qualche settimana nel lebbrosario di San Pablo, in Perù, sulle rive del Rio delle Amazzoni, a compiere attività di volontariato. Guevara raccontò questo viaggio nel diario Latinoamericana (Notas de viaje) da cui, nel 2004, verrà tratto il film “I diari della motocicletta”, candidato a vari premi.

Dopo aver visto la povertà di massa ed essere stato influenzato dalle letture sulle teorie marxiste, concluse che solo la rivoluzione avrebbe potuto risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche dell’America Latina. I suoi viaggi gli fornirono anche l’idea di non vedere il Sudamerica come una somma di diverse nazioni ma come un’unica entità, per la liberazione della quale era necessaria una strategia di respiro continentale. Cominciò a immaginare la possibilità di una Ibero-America unita e senza confini, legata da una stessa cultura (mestizo); questa idea assumerà notevole importanza nelle sue ultime attività rivoluzionarie. Ritornato in Argentina, completò gli studi il prima possibile, deciso a continuare i suoi viaggi nell’America del Sud e nell’America centrale.

Nel dicembre del 1953 giunse in Guatemala, dove gli venne dato il soprannome “Che”, dovuto all’omonima locuzione molto usata dagli argentini per attirare l’attenzione di un’altra persona.
Entrato in contatto con esuli cubani, si avvicinò alle idee marxiste e partì per Cuba nel 1956, dove partecipò alla rivoluzione cubana che il primo gennaio 1959 rovesciò il dittatore Fulgencio Batista e portò al potere Fidel Castro. Nel 1960 il Che scrisse un libro dal titolo “La guerra di guerriglia”, dedicato alle strategie militari della guerra irregolare.

Nel 1960 ebbe l’idea di punire attraverso campi di lavoro forzato i dissidenti del nuovo regime castrista. Fu infatti posto a capo del primo campo di lavoro, a Guanahacabibes, nell’ovest di Cuba.
Nel 1965 decise di lasciare l’isola caraibica con l’intento di portare la rivoluzione in altri paesi del mondo. Si recò nell’allora Congo Belga, oggi Repubblica Democratica del Congo, per combattere a capo del contingente cubano al fianco dei ribelli marxisti Simba.

Nel 1967 il Che andò in Bolivia usando un passaporto falso a nome Adolfo Mena Gonzalez, per combattere contro il presidente Barrientos Ortuno. L’8 ottobre 1967 venne ferito e catturato da un reparto anti-guerriglia dell’esercito boliviano, assistito da forze speciali statunitensi costituite da agenti speciali della CIA, a La Higuera, nella provincia di Vallegrande (dipartimento di Santa Cruz). Il giorno successivo venne ucciso e mutilato alle mani per identificare le sue impronte, nella scuola del villaggio. Il suo cadavere, dopo essere stato esposto al pubblico a Vallegrande, fu sepolto in un luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997.

Dall’11 al 13 ottobre 1997 a Cuba fu proclamato lutto nazionale: le ossa di Guevara, assieme a quelle di sei altri combattenti cubani morti durante la campagna in Bolivia, furono pubblicamente commemorate e quindi tumulate il 17 ottobre con tutti gli onori militari in un mausoleo costruito appositamente nella città di Santa Clara, dove trentanove anni prima aveva vinto quella che era stata ritenuta la battaglia decisiva della rivoluzione cubana.

Il monumento è corredato da una grande statua con la scritta “Hasta la victoria siempre” e da una lapide che reca la parte iniziale del testo del famoso ordine di servizio firmato da Fidel Castro il 21 agosto 1958, con cui venivano comunicate le istruzioni operative per la colonna numero 8, comandata da Guevara: “Se asigna al comandante Ernesto Guevara la misión de conducir desde la Sierra Maestra hasta la provincias de Las Villas una Columna rebelde y operar en dicho territorio de acuerdo con el plan estratégico del Ejército rebelde”.

A 47 anni di distanza dalla sua morte, il Che è ancora oggi considerato un simbolo di tutte le idee rivoluzionarie. La sua celebre immagine, immortalata dal fotografo Alberto Korda nel 1960 in occasione del funerale di 81 cubani morti in un attentato appoggiato dagli anticastristi, resta un’icona storica, riprodotta ancora oggi su svariati gadget e bandiere in tutto il mondo. Lo scatto è noto con il nome di “Guerrillero Heroico”. Nel 1987 è stato sviluppato dalla casa produttrice SNK “Guerrilla War”, un videogioco che ripercorre la guerriglia compiuta a Cuba da Ernesto Che Guevara e Fidel Castro. La sua popolarità fu tale da renderlo un’icona della cultura popolare.
Tra i vari omaggi che gli sono stati rivolti, ci sono state anche numerose canzoni che parlano di lui come Comandante Che Guevara (Hasta siempre) – Carlos Puebla, 1965, Carta al Che – Inti Illimani, 1969, Che – Judy Collins, 1973.