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Blog - Significato Matrioska

Significato simbolico di uno dei souvenir più famosi del mondo

Questa bambola di origine russa il cui nome è il vezzeggiativo di “matrëna”, che deriva dal latino “mater” (madre), è un souvenir molto popolare ormai diffuso anche alle nostre latitudini.
A quanto pare la sua origine risale alla fine del XIX secolo: secondo alcuni sarebbe nata in Giappone, sull’isola di Honshu, come derivazione delle bambole di legno Kokeshi, in seguito importata in Russia dalla moglie del collezionista d’arte Savva Mamontov; secondo altri a concepirla fu un monaco russo e qualcuno addirittura la fa derivare dalle scatole cinesi, le famose scatole di grandezza crescente inserite l’una nell’altra in sequenza.

Fu l’artista Sergej Maljutin (1859-1937) a disegnare, per la prima volta, una bambola che raffigurava una contadinella dalla faccia rotonda e dagli occhi luminosi, con sarafan e grembiule bianco e i capelli lisci pettinati con cura e nascosti in gran parte sotto un fazzoletto a fiori dai colori vivaci. Aveva in mano un gallo nero. Da allora le decorazioni sono diventate numerosissime: fiori, animali, chiese, icone, fiabe popolari, argomenti legati alla famiglia, capi religiosi e politici.

Ma qual è il significato simbolico di questa icona?

Ogni matrioska contiene figure di tutti i tipi: donne, uomini, bambini, ma anche emozioni come il bene, il male, la paura, il dolore, la gioia, tutto fluisce ma tutto è contenuto, custodito. La matrioska può occupare pochissimo spazio, quando i pezzi che la compongono rimangono nel suo grembo, o molto, quando decide di sdoppiarsi, aprirsi e mostrare al mondo i suoi “strati” interiori.
In tal senso è tipicamente femminile in quanto custode, nel suo grembo simbolico, di numerosi “figli”.

La matrioska è un cerchio magico che si apre con un pezzo chiamato “madre” e si chiude con un pezzo chiamato “seme”. È quindi un simbolo di fertilità, di famiglia e generosità. La sua corpulenza ricorda gli artefatti dell’arte antica, dalle veneri paleolitiche ad alcuni giocattoli orientali.
Ma la matrioska vuole simboleggiare anche la vita: in ognuna di esse vi sono raccolte storie, ricordi, relazioni, esperienze.

Essa ci insegna che più oggetti contemporaneamente possono occupare la medesima porzione di spazio, a dimostrazione che le apparenze ingannano e che l’Io è molteplice. Le bambole in essa contenute rappresentano, secondo la tradizione, la madre, una ragazza, un ragazzo, una bambina e via dicendo fino al piccolo seme, neonato forse riconducibile all’anima.  La parte più pura e invisibile, da cui si generano gli altri strati, che può essere scovata solo se si ha la pazienza di andare in profondità. C’è chi, nel seme, ravvisa l’atomo che contiene il tutto, incluse le bambole più grandi.

Ma interessante è anche il materiale tradizionale utilizzato per realizzarla: il legno, che deve avere alcune qualità peculiari come la resistenza, la durevolezza, la malleabilità. Un materiale rinnovabile, che ben si adatta a essere rielaborato creativamente perché capace di reinventarsi in mille differenti modi. Il legno è inoltre uno dei cinque elementi naturali riconosciuti dalla medicina cinese tradizionale. Per l’esattezza è il terzo elemento generato dall’Acqua e generatore del Fuoco. Associato alla Terra, viene controllato dal Metallo. Solido ma modellabile, simboleggia il movimento verso l’esterno, è associato alla nascita e quindi alla primavera, l’inizio del ciclo della vita.

Da tradizione, viene privilegiato il legno di tiglio, simbolo di longevità e femminilità, e betulla, simbolo in Russia di fortuna e prosperità. Gli alberi, tagliati a inizio primavera, privati della corteccia e divisi in ceppi, vanno lasciati asciugare all’aria aperta per anni. Non appena il legno è pronto, un esperto artigiano si mette all’opera, lavorandolo e intagliandolo accuratamente secondo un lunghissimo procedimento. È proprio il seme a essere realizzato per primo, poi si passa progressivamente alle bambole più grandi fino ad arrivare alla madre, che completa il cerchio invisibile.

Aprite tutte le bamboline e togliete solo la parte di sopra, lasciando solamente quella di sotto, una nell’altra, in cerchi concentrici fino al “seme”: eccola lì la storia, l’archetipo. Niente prende il posto di niente. C’è spazio per tutto. Ma non c’è più spazio per niente.

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